giovedì 25 giugno 2009

http://www.wired.it/news/archivio/2009-06/11/blog-fine-di-un'era.aspx

C’è una regola non scritta, diciamo una regolina, che afferma che se non hai un blog non sei nessuno. Insomma, se non tieni un diario di ciò che fai, o addirittura un sito d’informazione su qualsiasi genere di notizia che ti passa per la testa, su Internet non conti. Calma, non gettarti a capofitto a crearne uno, perché questo articolo vuole convincerti (ci riuscirà?) che non è più necessario. Ammetto che è stata la stampa, per prima, qualche anno fa, a rincarare la dose, parlando dei blog come un fenomeno imprescindibile per i navigatori D.O.C. Che dici, che questo articolo è un modo per riparare al danno fatto?

Mettici poi la maturata convinzione che scrivendo un blog si guadagna un sacco di soldi, bellamente amplificata in questo periodo di crisi, e ora ti spieghi come mai, su Internet, ci sono milioni e milioni di blog.
Stando a una ricerca condotta nel 2008 da
Technorati, che gestisce proprio un motore di ricerca per blog, nel 2008 se ne contavano almeno 133 milioni. Aspetta, ripetiamo insieme: centotrentatre milioni. La stessa ricerca, però, rivela che solo 7,4 di questi 133 milioni sono stati aggiornati negli ultimi tre mesi. Calcolatrice alla mano, si tratta di circa il 5%, che lasciano il restante 95% a una fine indecorosa.

125,6 milioni di blog, quindi, sono stati praticamente abbandonati a sé stessi. E poi ci si lamenta della spazzatura. Visti i dati, resta da capire il perché di questo massacro digitale, anche se non è difficile intuire che dipende, in buona parte, dalla disillusione di molti blogger nei confronti di questo mondo. Insomma, uno leggendo il giornale matura l’idea che il mondo non aspetta altro che il suo blog, e poi si trova al massimo un paio di lettori al giorno disposti a leggere i suoi “post” (i messaggi dei blog)!

“Ho sempre sperato che più persone lo avrebbero letto [il mio blog], e che avrebbe generato un mucchio di commenti”, afferma Mrs.Nichols, giallista amatoriale e creatrice del blog “Rantings of a Crazed Soccer Mom”. E continua: “spesso vedevo in TV storie di mamme-blogger che guadagnavano 4000 dollari al mese, così ho pensato “mi piacerebbe farlo””. Valle a dare torto.

Ma non è solo la mancanza di lettori, o la presa di coscienza che i blogger che guadagnano davvero sono pochi, a decretare la fine di un blog. Spesso, infatti, si smette di scrivere per mancanza di tempo (c’est moi), preferendo mezzi più veloci comeFacebook e Twitter.

E poi c’è chi reclama un po’ di privacy, come l’americana Nancy Sun. Dopo aver lanciato il suo Cromulent, nel 1999, conobbe una discreta notorietà, capendo ben presto che i suoi post potevano essere travisati dagli amici, che si facevano una cattiva idea su questa 26enne newyorkese. Così, nel 2004, ferma i lavori, per rinascere digitalmente alla fine del 2008, conSalad Days. Sempre un blog, certo, ma arricchito con video memorizzati tramite il servizio Vimeo e, ovviamente, daimessaggi tramite Twitter.

“Buona parte di questa attività [di blogger] è andata su Facebook e MySpace, e ovviamente Twitter è un nuovo fenomeno”, spiega Richard Jalichandra, CEO di Technorati. A tirare la mazzata finale ai blog vecchia maniera arriva la testimonianza di Matt Goodman, autore di Things My Dog Ate, blog da circa 50000 visitatori al mese che racconta le imprese “distruttrici” del suo Watson, un vivace foxhound. Stando a Matt, il sito gli ha fatto guadagnare la bellezza (è un eufemismo) di 20 dollari, generati dai clic dei visitatori sull’unica pubblicità di pregio inserita nel sito.

Insomma, siamo arrivati alla Waterloo dei blog? Pare di sì, ma perché non mi racconti un po’ la tua esperienza col tuo blog? Gli sei ancora fedele, oppure lo hai abbandonato per passare tra le braccia di Facebook e Twitter?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e